Power & Automation intervista a Giuseppe Papadia

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Salve Giuseppe, vorrei chiederle cos’è oggi e come è cambiato in questi ultimi anni il settore del Power & Automation?

I tre drivers fondamentali che innescano il settore, ovverossia i prezzi di mercato delle materie prime, le politiche energetiche degli Stati, l’innovazione tecnologica, hanno tutti agito in modo non convergente e diacronico, producendo cicli brevi ed incerti, con contrazione degli investimenti, in particolare nell’Oil & Gas, e dilazioni o annullamenti di progetti.

Il compito delle società di Search è seguire le aziende nel tempo e offrire loro i candidati “giusti” e di valore

Certamente l’incremento dell’attenzione agli impatti ambientali da un lato e la necessità di efficienza energetica dall’altro hanno modificato radicalmente molti settori produttivi. Le chiedo, in base alla sua esperienza, in che modo hanno inciso in questo settore?

Sì, la pressione dell’opinione pubblica, gli accordi internazionali per la riduzione degli impatti, e le stesse difficoltà di bilancio degli Stati, hanno spinto tutte le scelte industriali e i piani energetici nazionali verso logiche di efficienza, sia nella produzione che nelle reti di trasmissione e distribuzione.
Paradossalmente, oggi, le imprese e gli enti che si sono dati la missione dell’efficienza e del recupero hanno più peso contrattuale di chi ha il dominio delle fonti tradizionali. La ricerca e sviluppo di nuove tecnologie è diventata il vero fattore determinante.

Occorre forza e coerenza del branding, visione oltre il contingente, una politica coinvolgente verso i talenti

E per quanto riguarda le figure che vi operano, quali sono stati i maggiori cambiamenti?

C’è stato e c’è un gran “tourbillon” di players, nel settore dell’energia come in quello dell’automazione.
Vecchi e nuovi, grandi e piccoli, competono nel segno dell’incertezza e della provvisorietà.  A livello di Paese, assistiamo in breve tempo all’ascesa ed al tramonto di soggetti, al fiorire di nuovi progetti sulla base di idee e convenienze “poco” strutturali.

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Come è possibile aiutare le industrie del settore ad operare in questi nuovi scenari?

In questo settore, le competenze distintive delle risorse umane si formano e si consolidano più che mai “sul campo”, in un villaggio davvero globale, ad alta mobilità. Quelle che si affermano, per selezione naturale, sono davvero “pregiate”. Il nostro compito, come società di Search, è seguirle nel tempo, per offrire loro le nuove opportunità nascenti, ed offrire all’industria, oltre ai candidati “giusti”  e di valore, servizi di valutazione e consulting che creino un circuito virtuoso tra persone, progetti ed organizzazioni.

La ricerca e sviluppo di nuove tecnologie è diventata il vero fattore determinante

Quale pensa siano le figure sulle quali le imprese del settore debbano puntare per essere più competitive nel mercato di riferimento?

Tanto è articolato e segmentato il settore, così è la domanda di professionalità. Per intenderci, semplificando, direi che c’è una polarizzazione tra figure “ipertecniche” altamente specialistiche, di area ingegneristica ed informatica, e figure manageriali in grado di gestire funzioni e progetti complessi, e  responsabilità di p&l.  La leva del compensation è importante ma non decisiva per attrarre e mantenere queste risorse: occorre forza e coerenza del branding, visione oltre il contingente, una politica coinvolgente verso i talenti.

Laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Bari, specializzato presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione; dopo l’esperienza di funzionario nel Ministero delle Finanze, ha iniziato il suo percorso nelle Risorse Umane in Belleli Industrie Meccaniche, quale responsabile Selezione Formazione e Sviluppo, e poi come Direttore del Personale in Sangemini- Ferrarelle. Ha ricoperto diversi ruoli di responsabilità HR, in Italia ed all’estero, nell’ambito del Gruppo ABB.

Author's imageGiuseppe PapadiaAssociate Partner
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