Il Dialogo Socratico nella Consulenza alle Organizzazioni

Consulenza filosofica e Risorse Umane

Quanti operano nel settore delle risorse umane come consulenti, nella vasta area della formazione e dello sviluppo, indipendentemente dall’indirizzo disciplinare cui fanno riferimento (psicologia o formazione umanistica, comportamentismo o behaviourismo, PNL o altro), man mano che la loro esperienza si consolida, acquisiscono la consapevolezza che l’efficacia del loro intervento passa attraverso la creazione di un ponte di comunicazione con il soggetto del loro intervento che è fatto di affidamento e fiducia, capacità di ascolto attento, di empatia palpabile e percepibile, di vicinanza.

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È questo rapporto speciale, che si realizza nel momento formativo ma anche nel coaching o nell’assessment e nel feedback – che, per essere efficace e costruttivo, deve superare l’atteggiamento analitico e giudicante – che consente all’ individuo non solo di realizzare un effettivo processo di sviluppo personale e professionale. In altri termini, non solo di raggiungere obiettivi specifici quali il miglioramento delle capacità legate ad un compito specifico o al ruolo lavorativo, delle abilità di problem solving o di lavoro in team, ma di  dotarsi degli strumenti personali, soprattutto in termini di capacità critica e di riflessione che gli consentano di affrontare gli aspetti professionali all’interno di una più generale visione della vita. L’obiettivo dell’intervento diviene quindi quello di valorizzare le potenzialità della persona, facilitando il superamento delle difficoltà e la risoluzione dei problemi, creando una traccia, un orientamento nel percorso di crescita della persona protagonista dell’intervento, ma senza esonerarlo dal compiere il viaggio in prima persona.

In questa prospettiva, l’attività del formatore, del coach, dell’assessor si connota quindi una dimensione meno specialistica e tecnica, più fortemente umanistica e intrisa di presupposti filosofici. In effetti in termini pratici ed operativi, quanti sono coinvolti in attività di coaching praticano spesso modalità di colloquio “maieutici”, con l’obiettivo di sollecitare nella persona coinvolta nell’intervento non solo le problematiche vere ma anche di fare emergere, attraverso riflessioni profonde e critiche, ipotesi e strade risolutive.

Il consulente “filosofico” si mette in gioco con la propria visione della vita, e aiuta l’interlocutore ad orientare le sue domande e focalizzare la questione da altri punti di vista

In questo processo, il focus del rapporto tra i due soggetti tende quindi sempre di più a spostarsi dai comportamenti attesi, dalle competenze da sviluppare, dalle aree di debolezza, di comportamenti specifici da adottare in determinati contesti lavorativi alla persona stessa, all’individuo nella sua globalità, al suo modo di pensare, ai suoi valori, ai suoi interessi, al suo porsi dinnanzi ai temi esistenziali e quindi lavorativi. Un approccio umanistico, quindi, filosofico, perché la filosofia occidentale pone al centro del suo interesse l’uomo. L’intervento diviene quindi una riflessione sulla propria esperienza, sui propri vissuti interiori, sul proprio potenziale talento; in altre parole, l’individuo arriva ad avere consapevolezza di come apprende, di come pensa, giudica e agisce e cioè di come interviene sulla realtà e di quali strategie usa. Consapevolezza che conduce a facilitare e migliorare il proprio funzionamento cognitivo. Un approccio fiilosofico, quindi, pone l’individuo nella condizione di sviluppare le sue capacità di pensiero critico e un atteggiamento che gli consenta di mettere in discussione e sottoporre a continua revisione quegli schemi comportamentali e culturali – spesso, solo veri e propri protocolli rigidi di comportamento – che strutturano schematicamente il comportamento lavorativo. Ecco allora che, secondo i principi enunciati da Gerd Achenbach nel 1981, il rapporto tra consulente in HR ed il suo interlocutore si configura come un dialogo filosofico che prende spunto dall’ esposizione delle difficoltà della risorsa, andando alla ricerca di diverse modalità di pensare il mondo. Tale dialogo non ha come obiettivo la soluzione di un problema, ma la sua analisi, per poi poterlo osservare sotto una nuova luce.

L’individuo arriva ad avere consapevolezza di come apprende, di come pensa, giudica e agisce

L’idea base della consulenza filosofica è che ognuno di noi ha una propria visione del mondo che è alla base delle nostre scelte, dei nostri atteggiamenti, dei nostri comportamenti: divenirne consapevoli può quindi consentirne di impadronirci delle chiavi e degli strumenti “nostri” per affrontare i problemi.

Il consulente “filosofico” si mette in gioco con la propria visione della vita, e aiuta il suo interlocutore ad orientare le sue domande e focalizzare la questione da altri punti di vista, consentendogli così giungere da solo alla risoluzione, per mezzo di questo processo. Quest’interazione porta all’ accrescimento della consapevolezza di sé, all’ emergere di un modo “personale” ed “autentico” di reagire di fronte alle situazioni, alla visione perspicua dei reali desideri, al definirsi chiaro della personalità e del progetto di vita della persona.

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