Il Corporate Performance Management decolla nel Fashion

Corporate Performance Management (CPM) è oggi sinonimo di misura, analisi, comprensione e controllo.

Ci si riferisce ad un insieme di processi gestionali tra cui Budgeting, Pianificazione, Forecasting, Profitability Analysis, Dashboard & Scorecard, Consolidation e Reporting che coinvolgono non solo la funzione di Finanza e Controllo, ma anche direttamente le funzioni di business.

In molti settori la gestione strutturata di tali processi rappresenta una consuetudine sia in termini di approccio manageriale che di strumenti utilizzati. Generalmente ci si riferisce a settori in cui il prodotto presenta un grado elevato di standardizzazione (sia di sviluppo che di produzione), un ciclo di vita sufficientemente lungo da non richiedere continue modifiche e sviluppi, una minor complessità nelle rotazioni dei magazzini e un debole legame con la stagionalità.

Focalizziamoci per un attimo solo sul settore Fashion. Potremmo riscontrare davvero poco degli elementi di standardizzazione e predictability sopra citati. Anzi. La sensazione è quella di trovarsi a confronto con variabilità e dinamicità tali da rendere estremamente complessi la misurazione ed il controllo. Inoltre i principali attori del settore mostrano ancora oggi una carenza di cultura in tal senso, poi riflessa nelle scarse competenze dei propri addetti, che pur potrebbero contare su strumenti e tecnologia oggi più che adeguata.

Si potrebbe giungere alla conclusione affrettata che nel Fahsion il CPM non è in grado di decollare, eppur qualcosa si muove. Anzi più di qualcosa.

Schermata 2016-05-02 alle 11.33.28Il settore Fashion vede sempre di più l’affermarsi di aziende globali, che hanno tassi di crescita elevati di volumi, fatturati e gamma prodotti, ma che, allo stesso tempo, vivono una forte competizione tra di loro e che necessitano di generare livelli elevati di profittabilità sul prodotto per sostenere le strutture operative e commerciali sottostanti. Dunque, la crescente complessità ha spinto alcune primarie aziende del settore Fashion a ripensare il proprio approccio al CPM.

E allora, spesso spinte dall’area Finance, i concetti di misura, analisi, comprensione e controllo hanno cominciato ad entrare dalla porta principale (e anche da quelle secondarie) all’interno delle unità di business delle società di Fashion. E così i processi di CPM interessati sono vari e alcune tra le aree gestionali di maggior interesse risultano essere:

  • Dimensione operativa e geografica dei canali di vendita per una corretta analisi delle performance e della profittabilità

  • Struttura dei costi e livello di dettaglio per una rappresentazione veritiera e confrontabile con i calcoli a standard

  • Analisi della profittabilità articolata a livello di singolo prodotto per stagione

  • Integrazione dei magazzini per gestire fenomeni operativi e finanziari quali la logistica e distribuzione, la valorizzazione contabile, la svalutazione, …

  • L’operatività delle fabbriche e degli atelier, per valutare l’efficienza della propria manifattura anche rispetto all’equilibrio nell’utilizzo della capacità interna ed esterna

I processi gestionali legati al CPM devono essere strutturati ed indipendenti dalle persone che li guidano ed i sistemi informativi devono fare leva su una base dati robusta ed integrata. Tutto questo per garantire al top management di comprendere i fenomeni e decidere. In tempo reale o quasi. Questi sono i tempi del Fashion.

Non c’è nessuna innovazione. Nessuno ha scoperto l’acqua calda. Altri settori hanno un controllo esasperato delle propri performance e una capacità di analisi e programmazione anche in situazioni di scarsa prevedibilità della domanda. Tutto Vero.

Tuttavia fa notizia, positiva, benaugurante, forse inattesa, vedere che il CPM sta decollando in un settore, quello del Fashion, in cui la forza dei brand e l’alta FashionHeadermarginalità spesso sopperiscono ad una managerialità ancora poco matura, alla cultura padronale e locale che mal si sposa con un mercato globale, alla conoscenza solo parziale dei fenomeni di business (sia rispetto a tematiche di produzione/supply chain che di vendita), ad un approccio poco strutturato nei confronti dello sviluppo ed ingegnerizzazione dei prodotti, alla velocità con cui le tendenze e i consumi si spostano.

Proprio questo ultimo punto è fondamentale: misura, analisi, comprensione e controllo sono tanto più critici quanto più alta è la probabilità di contrazione della marginalità. Oggi diventare un concorrente e posizionare un brand non è solo questione di talento, ma anche di saper sfruttare le occasioni, soprattutto quelle che il mondo delle tecnologie digitali offrono. Concorrenti possono nascere in qualunque momento e ovunque nel mondo; possono fare tendenza con i click e con gli “I like”; possono conquistare visibilità e rivolgersi ad una potenziale clientela praticamente “illimitata”, senza investire un solo euro nei canali tradizionali.

Il CPM si prefigge di divenire anche nel mondo del Fashion la bussola con cui governare il timone, non importa quando stabili ci si senta o quanto agitati siano i mari “globali” che si navigano.

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