Vasco Rossi e le parole del formatore

Assistere ad un concerto di Vasco Rossi è certamente un’esperienza coinvolgente e divertente e presenta alcuni aspetti di interesse. Il pubblico. Numeroso, imponente, anche alla quarta serata consecutiva. Un pubblico appassionato ed entusiasta, felice di trovarsi lì, di ritrovarsi insieme magari per l’ennesimo concerto di Vasco, nell’arco di vent’anni. Un pubblico assolutamente eterogeneo, per età, provenienza geografica, estrazione sociale, ecc.

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Ci sono nonni con il nipotino sulle spalle, mentre il figlio e la moglie ballano sulle note della band, manager di mezz’età che si tengono stretti in gruppo per timore di apparire troppo anziani rispetto alla media del pubblico, gruppi di donne che si godono la “sorellanza” ed il concerto, motociclisti attempati che provengono da lontane provincie mascherati da Hell’s Angels, studenti entusiasti, e ancora altro. Tutte queste persone, belle nella loro gioia, cantano all’unisono con Vasco, ognuno dei pezzi della serata, praticamente senza nemmeno ascoltare la sua voce. Conoscono ogni verso a memoria e lo ripetono ballando e battendo le mani, in una sorta di comunione intima e profonda con Vasco e con tutti gli altri.

Chi ascolta deve potersi identificare nelle parole del formatore, perché le riconosce come proprie

Ed in effetti, ciò che colpisce, nella performance di Vasco, sono le parole: parole semplici, “essenziali” – come le definisce lui stesso – , dirette; frasi brevi, incisive, frasi che non esprimono sofisticate metafore poetiche o elaborate immagini liriche o profonde riflessioni filosofeggianti: sono, al contrario, le parole della vita reale, quelle pronunciate da ciascuno di quel pubblico in una stanca serata tra amici oppure parlando tra sé e sé in un momento di sconforto  o durante un litigio con la propria ragazza, parole vere che ognuno canta perché sono vere, perché sono le sue parole. In altri termini, sono parole che nascono dall’esperienza quotidiana, espresse in un linguaggio piano e chiaro, riconoscibile da chiunque come il proprio modo di esprimersi. E come tale, quindi, immediatamente riconoscibili per il senso, ma anche pronte alla memoria, sempre vive e vibranti.

Con un salto carpiato ed acrobatico forse azzardato, può emergere una riflessione sul modo di comunicare del formatore, sugli strumenti linguistici di chi propone suggerimenti e suggestioni sui comportamenti manageriali. Spesso, l’intervento formativo sui temi manageriali consiste in una riflessione, in un’analisi di esperienze, di comportamenti agiti, di momenti reali, al fine di individuarne gli elementi di inefficacia e di suggerire alternative più congrue. 1606659_834678283215347_176474357_o1Servirsi di una comunicazione basata su un linguaggio semplice, in grado di riprodurre le modalità del vissuto, dell’agito, dell’espresso, riproducendo la situazione già vissuta e la reale modalità comunicativa, lessicale e sintattica può consentire di giungere con immediatezza ed efficacia al punto. Chi ascolta deve potersi identificare nelle parole del formatore, perché le riconosce come proprie, ricostruendo la situazione in cui ha agito un determinato comportamento e poterlo così rivivere, per analizzarlo ed individuare le aree di miglioramento.

UnknownTommaso Maria Lazzari è laureato in Filosofia della Scienza presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Ha ricoperto vari ruoli nel Gruppo Stet fino a diventare Direttore Generale di una società del gruppo per poi passare in Stream, gruppo Telecom, come Direttore Prodotto (produzioni canali e programmi TV).

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