Le catene di moda al dettaglio potenziano la forza vendita. Assumono e pagano bene. Ecco il profilo del candidato ideale
Oggi il lavoro si perde con estrema facilità "Ma c'è un'isola felice il settore retail, cioè la vendita di moda al dettaglio. Che pare in pieno fermento e ricca di opportunità. "ln fase di recessione diverse aziende hanno contenuto i costi e gli investimenti. Molti retailer, invece, hanno deciso di investire sul proprio motore commerciale con la consapevolezza che quella fosse l'unica via per ottenere buoni risultati", dice a Espansione Antonella Salvatore. Che{C} delle opportunità del retail se ne intende, e non solo perche in passato è stata direttore delle vendite al dettaglio di aziende importanti come Miss Sixty ed Energie, Bialetti e Fila. Ma soprattutto perché oggi è partner di Cornerstone Italia, uno dei più prestigiosi cacciatori di teste internazionali. Il retail è terra di conquista per le risorse umane, e Cornerstone cavalca I'onda attivando una nuova divisione di Retail consulting, che oltre al personale fornisce alle aziende supporto in fase di start-up e di sviluppo dei nuovi negozi, assistendole nella definizione delle strategie retail.
OPPORTUNITA' PER JUNIOR E SENIOR
Realtà come Zara, H&M e Mango offrono numerose opportunità di ingresso anche per i giovani alle prime armi. Chanel, Escada, Gucci, Louis Vuitton e Oviesse hanno scuole formative interne e propongono alle nuove leve la possibilità di fare un'esperienza completa nel mondo del retail per trovare la propria strada. Lavorare nel retail conviene, come si vede dalla tabella sulle retribuzioni dei manager in figura. 
Oltre allo stipendio, molte società offrono benefit e premi al raggiungimento del budget o degli obiettivi, così le retribuzioni sono strettamente connesse ai risultati raggiunti. Accettare uno stipendio con una quota variabile significativa, determinata in relazione alla propria performance, è molto apprezzato dalle imprese sia perché dimostra I'effettiva volontà di mettersi in gioco sia perché denota una buona fiducia nelle proprie possibilità di successo. Insomma, si guadagna bene? "Senza dubbio, le figure più ricercate sono quelle dei controller, che monitorano la performance dei negozi per capire quali azioni correttive apportare. E i retail area manager, cioè i responsabili dei negozi della propria area e del raggiungimento degli obiettivi di vendita. Queste categorie hanno ruoli strategici, e negli ultimi dieci anni hanno visto la loro retribuzione crescere del 45%".
Top management a parte, gli stipendi degli altri come sono?
“E’ piuttosto difficile definire con precisione un range, perché gli stipendi di pendono da più variabili: dimensioni dell'azienda,fatturato, area da coprire, risorse da gestire, e così via”.
Che cosa rende speciale lavorare nel retail? "
La grande importanza dei rapporti umani. La gestione dei rapporti con i clienti è cruciale, perché ogni mono marca è un mondo, un ambiente dove il cliente vuole sentirsi accolto, protetto, coccolato. Ho aperto e gestito negozi da San Paolo a Tokyo, da NewYork a Londra, e ho potuto constatare che la formazione del personale, ovunque, è un aspetto fondamentale".
Sviluppare una catena con sedi in tutto il mondo deve essere particolarmente complicato… "
Certo, le difficoltà che si incontrano in fase di apertura sono tante. Ovviamente i mercati più lontani geograficamente sono complicati per questioni organizzative e per differenze culturali e linguistiche”.
E qual è il Paese più difficile?
"Proprio l'Italia. Il nostro è uno dei Paesi più complessi in cui aprire. Colpa della burocrazia, dei permessi, delle autorizzazioni, dei vincoli imposti per edifici storici o protetti. Chi viene dall'estero ha difficoltà ad adattarsi alle logiche più lente dei canali distributivi tradizionali. Ma una volta entrati, e davvero è difficile uscirne!".
Meglio il franchising o aprire negozi di proprietà? "
Ci sono mercati in cui è più opportuno avere un partner in affiliazione e altri dove più facilmente l’azienda può aprire direttamente negozi propri. In Medio Oriente, in Asia e nell'Europa dell’Est ad esempio, ho visto mercati con caratteristiche molto diverse dalle nostre dal punto di vista culturale, sociale, storico, politico. In questi casi, è sempre opportuno sviluppare il business attraverso un partner in affiliazione o in joint venture, affidandosi a chi conosce bene le logiche e le problematiche del posto".
Ma con un partner straniero, che ne sarà del made in Italy?
"Una buona catena ha lo stesso concept store a Tokyo così come a New York o a Roma: I'atmosfera del negozio, i colori, l'ambiente, i materiali, I'insegna tendono a essere gli stessi dovunque e tutto riconduce a quello specifico marchio, tutto parla di quel marchio. Aprire il primo monomarca è quasi un rituale, ricco di momenti, fatti, eventi e anche atteggiamenti scaramantici. Ricordo, per esempio, l'arrivo di un prete chiamato dal direttore del negozio a benedire lo store, all'insaputa di tutti, incluso il management, rimasto fermo e impacciato a osservare la benedizione. Ricordo anche una bellissima ma interminabile cerimonia di ringraziamento, in Asia, a tutto il personale, prima di aprire le porte del negozio, noncuranti del fatto che la fila dei clienti attendeva I'apertura e l'awio dell'evento".
Il concept store è I'unica chiave per sfondare?
"No, il successo dipende sempre dalle persone. Per lavorare nel retail bisogna essere flessibili, orientati al risultato, sensibili al mercato e ai suoi mutamenti, abituati a prendere decisioni in tempi rapidi sulla base di fatti e numeri ben precisi. E ad apportare, se necessario,azioni correttive in tempi brevi. Per fare carriera poi occorre una buona cultura e conoscenza delle lingue. Una volta, quando lavoravo in Francia, una candidata mi disse, prima che potessi porle qualsiasi domanda d,i non farle perdere troppo tempo e dirle lo stipendio previsto per quella posizione per decidere se alzarsi subito o restare… Un'arroganza tale sicuramente non paga! Ma certamente era conseguenza di un clima economico che oggi non c'è più"
Pubblicato in Espansione